DON GIOVANNI BRESCANCIN

DON GIOVANNI BRESCANCIN

La storia di Don Giovanni Brescancin è quella di un martire che ha dato la vita per aiutare il prossimo, tanto da essere ricordato ancor oggi con affetto in Paese e da dedicargli una lapide nel luogo in cui fu ucciso dai soldati tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

La sua vita è quella di un umile parroco di campagna con un cuore grande, generoso, pieno di amore per Dio e il prossimo. Don Giovanni spesso faceva visita alle persone ammalate ed era disponibile ad andare a trovarle anche di notte se ce ne fosse stato bisogno.

Durante la seconda guerra mondiale Don Giovanni era sempre dalla parte delle persone che soffrivano contrastando l’opera dei fascisti e dei nazisti. Nel dicembre del 1944 un gruppo di soldati della Brigata Nera arrivò a Cappella e andò ad alloggiare in canonica. Don Giovanni più volte rimproverò queste persone perché fino a notte fonda ballavano, bevevano e si comportavano in modo poco corretto. Al comandante di questo gruppo dava fastidio che Don Giovanni rimproverasse lui e i suoi uomini e scrisse più volte ai suoi superiori chiedendo che il sacerdote fosse mandato via, senza però essere ascoltato. Un soldato di 17 anni, Romano Ronaldo, decise di vendicarsi di Don Giovanni e una notte andò a chiamare il parroco dicendogli che un paesano stava molto male e aveva bisogno del suo conforto. Don Brescacin si affrettò a uscire per andare dall’ammalato, ma, percorso un tratto di strada, il soldato sparò una raffica di mitra contro la schiena del sacerdote e lo uccise. Era il 14 febbraio 1945.

La morte ingiusta del parroco scosse il paese e lasciò un ricordo forte di questo uomo di pace, che ancor oggi viene ricordato ogni anno in occasione dell’anniversario della sua morte.

La vita di questo parroco era comune a quella di molti di quell’epoca. Nacque in un paesino vicino a Cappella Maggiore: a Silvella (frazione di Cordignano) il 15 giugno del 1899.  I genitori Angelo e Rosa avevano nove figli ed erano mezzadri. Dovettero cambiare spesso abitazione: da Silvella, a San Fior, poi Pinidello e a Francenigo di Gaiarine. La famiglia era molto religiosa e frequentava costantemente la parrocchia. Qui Giovanni trovò il parroco don Giovanni Casagrande prima e don Domenico Fabris che lo avviarono al seminario aiutandolo anche economicamente a sostenere gli studi.

Nel 1917, a 19 anni dovette lasciare il seminario per partire soldato nella Prima guerra mondiale e fu destinato in zona di guerra a Velletri (Roma). Giovanni però desiderava più di ogni altra cosa diventare sacerdote e perciò, finita la guerra, riprese gli studi e il 25 luglio 1927 venne ordinato sacerdote nella chiesa di San Giacomo di Veglia.  Cambiò varie parrocchie finché il 29 giugno 1940 divenne parroco di Cappella Maggiore ed iniziò la sua missione nel nostro paese, curando in particolare il coro dei bambini, che amava sentire cantare durante la messa.

Don Giovanni era di statura modesta, magro e mangiava poco perché era delicato di salute e aveva una digestione difficile. Era una persona semplice, riservata, attenta in tutte le cose che faceva, di poche parole e amante della montagna.

Un uomo apparentemente come tanti, ma con un cuore così grande che non è mai stato dimenticato.